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    Villa Crespi

    Refine Search > World > Europe > Italy > Orta San Giulio

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    Via G.Fava, 1828016 Orta San Giulio
    Italy
    T+39 0322911902

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    Chef's personal info

    Name: Tonino  Cannavacciuolo
    Date of birth: Unknown

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    Service
    Decor
    Hip factor
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    Lagrandeabuffata.wordpress.com -
    Ristorante Villa Crespi – Orta San Giulio (NO)

    Ristorante Villa Crespi – Orta San Giulio (NO)

    A chi non piacerebbe disertare il lavoro in una mattina assolata di fine agosto e magari partire, per avventura e in compagnia di un buon amico, verso un qualche luogo incantevole visto sino a quel momento solamente in fotografia?

    Lo zingaro, si sa, quando gira, gira! (citazione sin troppo facile)

    Con questo spirito e con la risata leggera e spigliata  di chi dovrebbe essere altrove a fare tutt’altra cosa, approdiamo a Orta San Giulio che,  Patatone è pronto a giurarlo, è stata insignita (non si sa bene da chi) del prestigiosissimo titolo di “più bel borgo d’Italia”.

    Sarà forse per I vicoli angusti e suggestivi e perchè no anche romantici che si rincorrono, si incrociano e di nuovo si separano per tuffarsi nelle acque del lago? Sarà per gli uomini furbescamente agghindati da vecchi lupi di mare che insistono per traghettarci nell’isoletta ?

    O forse sarà per l’esposizione delle illustrazioni di Chagall dedicate alle “Anime morte” di Gogol’ che per un attimo ci fanno dimenticare il paradiso idrogeologico nel quale abbiamo avuto l’occasione di capitare e ci catapultano nell’atmosfera affollata della Prospettiva Nevskij?

    Non lo sapremo mai. 

    Quello che fortunatamente sappiamo è che il nostro obiettivo della giornata è pranzare a Villa Crespi e stavolta siamo preparatissimi. Abbiamo visto quel palazzo arabeggiante con tanto di fallico minareto in mille fotografie e reportage. Abbiamo studiato il sito internet e letto e riletto le recensioni di Vuggì (oltre ad aver visionato per lunghe ore il sublime docu-video-reportage!).

    L’avvicinamento alla villa è un rito al quale non vogliamo sottrarci. Percorriamo l’intero perimetro del palazzo, ne soppesiamo i volumi e le dimensioni e ne commentiamo le originalissime (considerato che siamo nel cuore della Padania) decorazioni. Non ci neghiamo una lunga pausa in contemplazione del piccolo giardino e dello scorcio sul lago.

    Ci gustiamo, insomma, l’attesa ossia quel momento in cui si fanno discorsi a vanvera che nessuno ascolta nè si sforza a comprendere perchè tanto la mente è già ottenebrata nell’attesa delle imminenti sollecitazioni cui verrà sottoposta.

    Entriamo.

    L’ingresso, letteralmente tempestato di stucchi levantini, con il soffitto che pare perdersi nella punta del minareto è decisamente emozionante. Non ho trovato però nelle sale l’atmosfera di nemmeno una delle mille e una notti che, chissà perchè, pensavo di vivere.

    L’ambiente è disseminato di riferimenti ispirati ad un insolito barocco orientaleggiante lussuoso ed ingessato come i camerieri.

    Bruschetta rivisitata e destrutturata

    Bruschetta rivisitata e destrutturata

     

    E’ commovente vedere Patatone che allunga il collo e si guarda intorno, come un gattino abbandonato, in cerca del suo idolo, il grande sommelier dell’anno (scorso) Alessandro Giardiello. Quando finalmente scoprirà che l’infallibile dispensatore di preziose etichette ha abbandonato la baracca alla volta della Grande Mela sarà un tuffo al cuore, un duro colpo che necessiterà di un numero importante di calici per essere mondato.

    Il nostro “fuori pista” conteneva almeno quattro portate a dir poco spettacolari non a caso proposte  in rapida successione.

     

    Il “crudo di gamberi, caviale crema di tuorli d’uovo di Paolo Parisi, insalata di cipollotti” è il primo piatto interessante del menu. Alla sua comparsa non puoi fare a meno di domandarti, non senza una buona dose di preoccupazione, come potrà il tuorlo d’uovo non coprire interamente il sapore dei gamberi. E’ quasi un dramma. Ma per fortuna l’esito è, come sempre avviene nella vita, differente da tutto ciò che potevi immaginarte. Nel nostro caso assai sorprendente. Chi poteva pensare che il sapore rotondo e perfetto dell’uovo di Parisi (che, detta così, sembra una gallina) potesse giocare in maniera così divertente con I gamberi ed il caviale? Sapori che si rincorrono, si acchiappano tentano di coprirsi ma non lo fanno mai. Ma come gli è venuto in mente?

    La portata successiva, meno cerebrale, è di puro godimento.

    “Pesche scampi e fegato grasso”.  

     

    Seguono “Gnocchetti di baccalà, alghe marine e tartufi di mare”. Altra meraviglia. 


    L’ultimo del quartetto è il mio preferito: “linguine di Gragnano con calamaretti spillo salsa al pane di Coimo”. Non è solo un incontro perfetto tra La pasta napoletana per eccellenza, cioè quella prodotta a Gragnano, e un pane piemontese di solidissime tradizioni. C’è molto di più. Questo piatto è un inno alle tradizioni, un insperato riscatto per chi come me, forse per ataviche abitudini acquisite in tempi bui e poi pazientemente trasmesse dal patrimonio genetico, persevera nel mangiare la pasta assieme al pane. E’ una potente esplosione, una festa di carboidrati. Due ingredienti poveri che ben rappresentano la maniacale bravura dei napoletani sempre attenti alla qualità della pasta ed alla perfezione del pane.

     

    Mi sono fatto una personalissima idea della cucina di Cannavacciuolo. 

    Penso che sia un cuoco fenomenale ed al contempo ho l’impressione che la sua potenza, la sua genialità partenopea, che ritrovo abbondantemente nei piatti descritti, venga costantemente frenata, oppressa per così dire, dalla manifesta necessità che ogni sapore sia necessariamente e prima di tutto equilibrato e ben inquadrato entro schemi di delicatezza e perfezione. Un’ossessione di bon ton del gusto, mi si passi il termine, che sembra imbrigliare il ruggito della creatività e della esplosione di sapori che ho riscontrato con grande soddisfazione nelle linguine di Gragnano e negli altri tre piatti descritti.

    Trancio di ricciola, crema di pomodoro e baccalà, friarielli e stracciatella

    Trancio di ricciola, crema di pomodoro e baccalà, friarielli e stracciatella

     

    Coniglio grigio di Carmagnola, rognoncino in porchetta e patate“fondenti”

    Coniglio grigio di Carmagnola, rognoncino in porchetta e patate“fondenti”

    caprese dolce

    Predessert: caprese dolce

     

    Mi piacerebbe strappare, per una sera, Tonino dal suo palazzo di giada e portarlo a cucinare in una certa baracchina sul mare dove, almeno nell’ideazione e nella creazione dei piatti sembrano fregarsene di certe guide francesi. Lì, libero dal peso delle ambitissime stelle, sono sicuro che si potrebbe abbandonare alla creatività, sfornando piatti indimenticabili, forse non così maniacalmente perfetti nella presentazione come lo sono tutti quelli di Villa Crespi, ma di certo pregni di quella potenza e quella decisione che sono pronto a scommettere faccia parte del suo stile.

    Crocchetta cioccolato al 70% ananas, yogurt.

    Crocchetta cioccolato al 70% ananas, yogurt.

    piccola pasticceria

    piccola pasticceria

     

    Piccola pasticceria

    Piccola pasticceria (2)

     

    babà e sfogliatelle

    babà e sfogliatelle

     

    Il perfetto epilogo dell’esperienza mi vede scendere alla volta delle cantine in compagnia del sommelier e di un Patatone ringalluzzito dalla copiosa quantità di alcol trangugiato. 

    Nell’attraversare le cucine la nostra guida si scusa, da buon padrone di casa, per averci fatto transitare per simili luoghi gonfi di odori e suoni inusuali. Nemmeno può immaginare il favore che ci ha fatto e quanto abbiamo apprezzato quel transito, putroppo assai breve, diritto al ventre del palazzo, al sancta sanctorum ove prendono vita I capolavori che ci sbafiamo con tanta naturalezza.

    Nel corridoio ci attende lui, il Grande Cannavacciuolo. E’ intento ad incollare I tappi di sughero alla parete con l’ambizioso progetto di ricoprire e tappezzare l’intero corridoio. Pare che tale occupazione assorba almeno un’ora della sua giornata.

    Cannavacciulo e il nostro amato Aureliano

    Cannavacciulo e il nostro amato Aureliano

     

     

    L’immagine di uno chef di fama internazionale che spende parte del pomeriggio ad incollare tappi al muro ci ha allo stesso tempo sorpresi e deliziati. E’ stato un po’ come vedere Robert Plant che passa l’aspirapolvere in salotto. Ancora oggi non sono certo che quello che ho riportato si sia effettivamente svolto. Ma forse è una specie di meditazione zen che non ci è dato comprendere.

    Tra un tappo e l’altro nasce una piacevole conversazione. Un Patatone in grande spolvero si esibisce in domande a dir poco ficcanti che, con mia grande meraviglia, trovano sempre puntuale risposta guarnita da naturalezza e simpatia di inconfondibile stampo partenopeo.

    Non riferiremo mai, nemmeno sotto tortura, delle importanti rivelazioni svelate dallo chef Tony (quello dei coltelli?). Ma si è fatto tardi, e i metri di galleria da ricoprire di sughero sono ancora tanti.

    PREZZI: ah il vile denaro, 2 menù “Fuori Pista” 240€, 2 caffè 10€, 2 calici di vino da dessert 18€, 2 Minerali (Perrier) 14 €, 2 Aperitvi 20 €, 1 Bottiglia di Cuvèe Bois Chardonnay Les Cretes 2004  50€, 1 bottiglia di GEWÜRZTRAMINER NUSSBAUMER Cantina Produttori Termeno 2005 36 €. Totale 388€.

    PAGELLONE DI PATATONE: La perdita di Alessandro Giardiello si farà sentire? Nelle precedenti visite mi aveva letteralmente conquistato per professionalità e passione…

    MENU’: http://www.villacrespi.it/menu-e-degustazioni.asp
    CANTINA: http://www.villacrespi.it/le-carte-dei-vini.asp

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